Un Disegno di Legge contro le cure dell’omosessualità

Adesso, dopo l’approvazione dell’Unioni Civili tra persone dello stesso sesso, al Senato è stato presentato un DDL relativo alle pratiche curative dell’omosessualità e in prima linea Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà (Partito Democratico, Sinistra Italiana, delle Autonomie e del gruppo Misto).

Un Disegno di Legge (DDL) che punirebbe fino a 2 anni di carcere e una multa pecuniaria di 50mila euro chiunque ostacoli o reprima l’orientamento sessuale dei minori.

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Se questo DDL dovesse trasformarsi in Legge dello Stato italiano tutti quelli che vantano di poter “curare” l’omosessualità, “trasformando” gli omosessuali in eterosessuali come psicologi, pedagogisti, consulenti, educatori, assistenti sociali, associazioni e simili potranno andare in carcere senza passare dal “Via”.

Sappiamo benissimo che il passaggio Parlamentare non sarà una passeggiata, l’approvazione delle Unioni Civili gay ne è la prova ma questa Legge è utile e salverebbe la vita a molti giovani e allo stesso tempo potrebbe aiutare a far comprendere che l’omosessualità non è una malattia e che i gay non sono malati da curare.

La pratica della cura dell’omosessualità viene (purtroppo) praticata in tutto il mondo, in particolar modo negli Stati Uniti d’America, dove esistono dei veri e propri centri e possiamo ritenere Joseph Nicolosi il “condottiero” di questo esercito.

Joseph Nicolosi psicologo statunitense, “aiuta” i gay con la sua “terapia riparativa” presso Thomas Aquinas Psychological Clinic nello Stato della California (Stati Uniti d’America) e dove dirige l’Associazione Narth (Associazione Nazionale per la Ricerca e la Terapia dell’Omosessualità) e ritiene che non esista nessun “gene gay” e quindi nessuno nasce gay.

Secondo Joseph Nicolosi si può “diventare” gay con una precisa “Costellazione Familiare” in cui possiamo riscontrare una figura materna eccessivamente presente, invadente e dominante in netto contrasto con la figura paterna distante, distaccata e/o ostile.

Nella maggior parte casi di ricovero dei minori, sono proprio i genitori a “rinchiudere” i propri figli in queste determinate strutture nella vana speranza di riottenerli “guariti” ed eterosessuali per la propria felicità.

Forse non sarebbe male che anche i genitori in determinati casi siano punibili a norma di Legge.

Di seguito una lettera di una madre pentita di aver costretto il proprio figlio a “guarire” dall’omosessualità. La signora Angela, in questa lettera, condanna queste pratiche e adesso è fiera di suo figlio Aureliano, gay.

Sembra un tempo infinitamente lontano eppure così paurosamente vicino quando, da madre e quindi da persona che dovrebbe aiutare, confortare e sostenere il proprio figlio, mi sono ritrovata anch’io a cercare di riportare sulla ‘retta via’ il mio ragazzo. Non ci sono scuse che tengano quando ci si accinge a percorrere questo tipo di percorso. Molte persone si ritroveranno in queste mie parole e mi auguro che la maggior parte di loro abbiano fatto un giusto e dovuto “mea culpa”. I motivi che spingono un genitore a compiere un gesto così estremo, assolutamente deprecabile, sono vari e molteplici ma uno su tutti spicca come un garofano rosso all’occhiello della società, si chiama ignoranza. Esattamente questo. Tanta, tantissima ignoranza mascherata da presunto “amore”. Sono una persona molto fortunata, una madre che non cesserà mai di ringraziare suo figlio per averle concesso il perdono, nonostante il tentativo distorto di ‘convertirlo’ all’amore etero.
In tutto questo percorso, ovviamente, sono implicati due professionisti del settore: un sessuologo e uno psicoterapeuta. Io stessa, che ho usato l’inganno per convincere mio figlio a sostenere dei colloqui, ne sono rimasta scioccata! Approcci da brivido, con argomentazioni a dir poco da medioevo. Potrei fare nome e cognome di tali personaggi ma voglio restare fuori da ulteriori danneggiamenti che potrei procurare proprio a chi, in tutta questa storia, è riuscito a uscirne a testa alta e con tanta, troppa sofferenza. Mio figlio.
Il ddl dovrebbe prevedere una condanna anche per i genitori che, come me, ottusamente si ostinano a combattere ciò che altro non è che amore. Puro e semplice amore.
Non so se qualcuno leggerà questa mia, nel qual caso, faccio appello a tutti quei genitori che ancora oggi ostacolano, anche solo con l’indifferenza, la piena realizzazione dei propri figli, aiutandoli in un percorso che questa società malata rende davvero impervio.
Un grazie particolare a mio figlio che, nonostante tutto, mi ha concesso il privilegio enorme di potergli essere ancora accanto, nel cammino chiamato vita”.

Tramite: Spetteguless

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